Parrocchia Madonna del Carmelo
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Discorso tenuto nella basilica maiorum la domenica 18 giugno sul responsorio del salmo 38: "ascolta la mia preghiera e la mia supplica, Signore" e sulla donna sorpresa in adulterio

Esordio. Il salmista chiede un aiuto speciale a Dio, perché si è proposto una cosa difficile.

1. È da buoni cristiani il progredire ogni giorno verso Dio e sempre godere di Dio e dei suoi doni. Perché molto breve è il tempo del nostro pellegrinaggio, mentre la nostra patria è senza tempo. E tra l'eternità e il tempo ci passa una bella differenza: qui si fatica nell'impegno religioso, là si è nel riposo. Perciò tutti i santi giorni, da buoni negozianti, facciamo bene i conti di quanto abbiamo progredito. Non basta essere premurosi nell'ascoltare, ma vigilanti nell'operare. Questa scuola, in cui unico maestro è Dio, richiede buoni discepoli, non scansafatiche ma laboriosi. Dice l'Apostolo: Non pigri nello zelo, ferventi nello spirito, lieti nella speranza. In questa scuola, o fratelli, ogni giorno c'è da imparare. Alcune cose le impariamo nei precetti, altre negli esempi, altre nei sacramenti. Son questi i medicamenti per le nostre ferite e gli stimoli per il nostro fervore. Abbiamo detto or ora nel responsorio: Ascolta la mia preghiera e la mia supplica, Signore, ficcati negli orecchi, ossia porgi gli orecchi alle mie lacrime. Chissà che cosa vorrà chiedere costui che comincia col volersi rendere propizio Dio. Che cosa vorrà ottenere da lui? Vediamo, impariamo. Vorrà chiedere forse delle ricchezze? Forse una qualche felicità per questa vita? Ci dica che cosa vorrà chiedere costui che esordisce con lo scongiurare Dio. Egli vide che nulla poteva avere da solo, ma che da Dio poteva avere. Aveva infatti sentito il Chiedete e riceverete. Sapeva certo che cosa voleva chiedere costui che comincia supplicando e dice: Ascolta, o Dio, la mia preghiera. E come se gli venisse chiesto: "Cosa vuoi, perché bussi, perché gridi, perché mi interpelli? Ti ascolto, cosa vuoi?". "Cosa voglio? Ascolta il mio proposito e compi l'opera tua. Qual è il mio proposito? Ho detto: Veglierò sulle mie vie per non peccare con la mia lingua". Una cosa ben ardua si propone costui; però non tentenna, perché già ha supplicato il Signore. Era infatti al corrente dell'insegnamento di Paolo: Non io, ma la grazia di Dio che è con me.

Proposito di non peccare con la lingua, di cui pure abbiamo una grande necessità.

2. Dunque: Ho detto: Veglierò sulle mie vie. Quali vie? Quelle della terra? Ma è forse con la lingua che camminiamo sulla terra? Sulla terra camminiamo o coi piedi nostri o con quelli degli altri. O siamo portati da animali o andiamo noi a piedi. E allora? Quale via cerca costui per non peccare con la sua lingua? O grande insegnamento! Attenti, fratelli! Forse che, come nella medesima ora possiamo prendere il cibo e sentircene saziati, così possiamo nello stesso momento parlare e star zitti? Come abbiamo gli occhi per vedere, gli orecchi per sentire e gli altri sensi per percepire, così abbiamo la lingua per parlare. E della lingua abbiamo un gran bisogno. Se infatti ascolti qualcosa, è per rispondere, se dici qualcosa, è per comunicare. Potrai forse dire con l'occhio e non con la lingua? E se ascolti con l'orecchio, è poi con la lingua che rispondi. E quale uso facciamo di così utile membro? Con essa preghiamo Dio, con essa lo propiziamo, con essa lo lodiamo, con essa insieme armonizzati cantiamo a Dio, con essa tutti i giorni o usiamo misericordia nel parlar con gli altri o diamo consigli. In questo stesso momento che facciamo? Questa nostra lingua svolge verso di voi un servizio. E per non peccare con la lingua che facciamo? Tanto più che è detto: La morte e la vita sono in potere delta lingua; e ancora: Ho visto molti cadere sotto la spada, ma non quanti son caduti per la lingua. E ancora è detto: La lingua sta inserita nelle nostre membra e contamina tutto il nostro corpo. Per questo ancora il Signore: Hanno abituato la lingua a dir menzogne. Oh, questo hanno abituato! Il dire il falso diventa infatti abitudine: anche se non vuoi, essa dice il falso. Come una ruota, se le dai una spinta, appena ricevuto dalla mano il primo impulso, subito si mette a girare per la sua stessa configurazione o rotondità o per la sua quasi naturale instabilità, così la nostra lingua per dire il falso non ha bisogno di ammaestramento; una volta che ha iniziato, corre spontaneamente dove è più facile andare. Nel cuore tu hai una cosa, ma essa tende ad altro per la forza dell'abitudine. E allora che farai? Quale bilancia, vedete, fratelli, quale bilancia deve essere il cuore, prima che la lingua dica qualcosa! Perché non è che essa si muova da sola; c'è un altro, dentro, che la muove.

La lingua è mossa dal di dentro; se il tuo cuore non è inquieto, la lingua non può far nulla di male.

3. C'è infatti una forza che muove se stessa e tutto ciò che da essa dipende. Occorre che buono sia chi tutto regge, e allora, con l'aiuto della grazia, vincerà ogni cattiva tendenza. Se è buono il ministro, sarà in ordine ogni ministero. Il soldato ha le armi ma, se lui non ne fa nulla, le armi non fanno nulla. Così tra i nostri membri la lingua è l'arma dell'anima. È stata chiamata il male inquieto. Oh, questo inquieto! Chi è che la rende un male, se non l'inquietudine? Se tu non sei inquieto, essa non è un male; se tu non la agiti, essa non si agita. Essa infatti non è spirito e non può muoversi da sola. È materia, è inerte. Non muoverla ed essa non si muove; e quando la muovi, pensaci. Essa è tale che molti, dediti alle frodi e schiavi dell'avarizia, quando cominciano a trattare un affare, tirano fuori quel membro fatto per lodare Dio e se ne servono per bestemmiare Dio. Così dicono: "Per Cristo! A tanto ho comprato e a tanto vendo". Ed io ti chiedo: " Davvero? Giurami, a quanto puoi vendere? Io te lo chiedo, "quanto puoi vendere?". "Posso vendere a dieci folli, a venti folli". E lo giuri per Cristo. Perché non giuri per i tuoi occhi, per i tuoi figli? Ah ecco che la tua coscienza subito si riempie di terrore. O lingua sacrilega! Per risparmiare la creatura ci metti di mezzo il Creatore. O male inquieto, piena di veleno mortale! Con essa benediciamo il Dio e Padre (Dio e Padre; Dio per natura, Padre per grazia) e con essa malediciamo l'uomo fatto a immagine di Dio. Badate bene, o fratelli, a quel che portate. Anzi, dico, a quel che portiamo, perché anche io sono uomo come voi. Ma andiamo avanti.

Lingua ingannatrice dei giudei che portarono a Gesù l'adultera.

4. Ascolta, o Signore, la mia preghiera. Così erano quei giudei di cui abbiamo letto or ora nel Vangelo. Già, fu proprio la lingua che li portò alla rovina. L'abbiamo sentito or ora nel Vangelo. Esso narra che i giudei condussero una donna, che era meretrice, dal Signore per tentarlo, e gli dissero: Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Nella legge di Mosè è scritto che, se una donna è sorpresa in adulterio, deve esser lapidata. Tu che ne dici?. Così diceva la lingua che non riconosceva il Creatore. Costoro si rifiutavano di pregare secondo le parole: Libera la mia vita dalla lingua ingannatrice. Si erano infatti accostati con inganno per agire con questo piano: il Signore era venuto non per abolire la legge ma per darle compimento e per rimettere i peccati; essi perciò avevano complottato tra di loro: "Se dirà: Sia lapidata, noi gli diremo: E dov'è allora che rimetti i peccati? Non sei tu che vai dicendo: Ti son rimessi i tuoi peccati? E se dirà: Sia rilasciata, noi diremo: E dov'è che sei venuto a dar compimento alla legge e non ad abolirla?". Ecco una lingua che vuole ingannare anche Dio! Ma lui, che era venuto come redentore e non come condannatore (era venuto infatti a salvare quel che era perduto) si voltò come se non volesse vederli in faccia. Non è senza significato questo voltarsi. Qualcosa si vuole esprimere con questo voltarsi. È come se dicesse: "Mi portate una peccatrice, voi peccatori. Se siete convinti che debbo condannare i peccati, bene, comincerò da voi". E lui, che era venuto a perdonare i peccati, disse: Chi di voi sa di essere senza peccato, cominci a scagliare la pietra contro di lei. Che risposta! O meglio che sfida! Se avessero voluto scagliare la pietra contro la peccatrice, immediatamente sarebbe venuta la sentenza: Col giudizio con cui avrete giudicato, sarete giudicati anche voi. Avete condannato, sarete anche voi condannati. Essi però, anche se non riconoscevano il Creatore, conoscevano la propria coscienza. E infilandosi uno dietro l'altro, quasi per non vedersi in faccia tra di loro per la vergogna, a cominciare dai più vecchi (proprio così dice l'Evangelista) fino ai più giovani, tutti se la squagliarono. E lo Spirito Santo aveva già detto: Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; più nessuno fa il bene, neppure uno.

La lingua dell'adultera, perché sincera nella confessione, trova misericordia.

5. E tutti uscirono di scena. Soli restarono lui e lei; restò il Creatore e la creatura; restò la miseria e la misericordia; restò lei consapevole del suo reato e lui che ne rimetteva il peccato. Ed è proprio quello che egli, chinatosi, scriveva in terra. Infatti scrisse in terra. Quando l'uomo peccò, gli venne detto: Tu sei terra. Perciò nel dare il perdono alla peccatrice, glielo dava scrivendo in terra. Le dava il perdono, ma nel darlo, ergendo il suo volto verso di lei, le disse: Nessuno ti ha lapidato?. Ed essa non rispose: "Perché? Che ho fatto, Signore? Ho forse fatto qualcosa di male?". Non così rispose, ma esclamò: Nessuno, Signore. Ella si accusò. Gli altri non avevano potuto portar le prove e se l'erano squagliata. Essa invece confessò; il suo Signore non ignorava la colpevolezza ma ne ricercava la fede e la confessione. Nessuno ti ha lapidato? Ed essa: Nessuno, Signore. Nessuno, per confessare il tuo peccato, Signore, per attenderne il perdono. Nessuno, Signore. Riconosco tutte e due le cose: so chi sei e so chi sono. E davanti a te lo confesso. Ho infatti sentito: Celebrate il Signore, perché è buono. Riconosco quel che confesso, riconosco la tua misericordia. Essa disse: Veglierò sulle mie vie per non peccare con la mia lingua. Quelli, agendo con inganno, peccarono; questa invece, confessando, trovò il perdono. Nessuno ti ha lapidato? Ed essa: Nessuno. E basta. Egli di nuovo si mette a scrivere. Due volte scrisse, l'abbiamo sentito, due volte scrisse: prima per dare il perdono, poi per rinnovare i precetti. Si fanno infatti tutte e due le cose quando noi riceviamo il perdono. L'imperatore ha firmato. Ma siccome le formalità continuano è come se si rinnovassero i precetti. E son quelli con cui nella prima lettura abbiamo sentito l'Apostolo che ci comanda la carità. L'abbiamo sentito nella prima lettura. Su questo argomento il Signore stesso dice così: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze; amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti.

Ringraziar Dio sempre e in tutto. In che cosa non ringraziarlo?

6. Perché nessuno di noi trovasse difficoltà, vengono ricordati tutti e due: Dio e il prossimo; colui che ti ha fatto e colui con cui ti ha fatto. Nessuno ti ha detto: "Ama il sole, ama la luna, ama la terra e le cose che sono state fatte". In queste cose bisogna lodare Dio, bisogna benedire il Creatore. Infatti diciamo: Quanto sono grandi le tue opere! Tutto hai fatto con sapienza. Sono tue, tu hai fatto ogni cosa. Sii ringraziato! Ma a noi ci hai fatti superiori a tutto. Sii ringraziato! Siamo infatti tua immagine e somiglianza. Sii ringraziato! Abbiamo peccato e tu ci hai ricercati. Sii ringraziato! Ti abbiamo dimenticato e tu non ci hai dimenticati. Sii ringraziato! Ti abbiamo disprezzato ma tu non ci hai disprezzati; e perché non ci scordassimo della tua divinità e non ti perdessimo, tu hai persino assunto la nostra umanità. Sii ringraziato! In che cosa non ringraziarti? Perciò Ho detto: Veglierò sulle mie vie per non peccare con la mia lingua. Quella donna, che veniva portata avanti con l'accusa di adulterio, ricevette il perdono, ebbe la liberazione. E dovrà esser di peso a noi che tutti col battesimo, con la confessione, con la grazia possono ricevere il perdono di tutti i peccati? D'altra parte però nessuno deve dire: "Quella ricevette il perdono. Io per adesso sono catecumeno; posso fare adultèri, perché poi riceverò il perdono. Considera anche me come quella donna. Essa confessò e fu liberata. Il nostro Dio è buono. Anche io, se avrò peccato, confesserò ed egli mi perdonerà". Tu conti sulla sua bontà, ma considera anche la sua giustizia. La bontà per il perdono, la giustizia per la pena. Perciò Ho detto: Veglierò sulle mie vie per non peccare con la mia lingua. Mi piacerebbe sapere se, in questo medesimo momento in cui noi stiamo servendo alla vostra Carità questo sermone, nessuno stia peccando con la sua lingua. Ma può darsi che in questo tempo che noi stiamo qui nessuno abbia detto qualcosa di male; però può aver pensato qualcosa di male. State bene attenti: Ho detto: Veglierò sulle mie vie per non peccare con la mia lingua. Ma aggiungi con verità: Ho posto un freno alla mia bocca, fintantoché l'empio mi sta dinanzi.

Se un tuo fratello arrabbiato ti accusa ingiustamente, fa' il sordo e taci.

7. Badate bene: Ho posto un freno alla mia bocca, fintantoché l'empio mi sta dinanzi. Davanti a te sta un impudente, ti insulta, dice cose dell'altro mondo. Metti un freno alla tua bocca. Ho detto: Veglierò sulle mie vie per non peccare con la mia lingua. Lascialo dire. Tu ascolta e sta zitto. Una delle due: o quello dice la verità o dice il falso. Se dice la verità, il motivo sei tu. E forse questa è misericordia, perché, mentre tu non vuoi sentire quello che hai fatto, Iddio, che ha cura di te, per mezzo di un altro ti dice quel che hai fatto, affinché, almeno confuso per la vergogna, vada finalmente a cercare la medicina. E allora non ricambiare male per male. Perché non sai chi è che ti parla per mezzo di quel tale. Perciò se quegli ti rinfaccia una cosa che hai fatto, riconosci di aver trovato misericordia o pensando che te ne eri scordato o concludendo che ti viene detto affinché te ne vergogni. Se poi non l'hai fatto, la tua coscienza è a posto. Che vai cercando? Perché ti stizzisci per una cosa che non hai fatto? Che cosa ti ha detto? Ladro? Ubriacone? Rientra subito dentro di te, nei segreti della coscienza. Guardati dentro. Sii giudice e investigatore di te stesso. Chiediti dentro: "Dove stanno i peccati che ho fatto?". E se non ce ne sono, di' pure: "Non ne ho fatti". Se è la tua coscienza ad attestare che non ne hai fatti, allora puoi dire: Questo è il nostro vanto, la testimonianza della nostra coscienza. Così ti dice la tua coscienza? Allora sta zitto, addolorati per lui che ti parla così. Di' anche tu a Dio: "Padre, perdonalo, perché non sa quel che dice". Prega Dio per lui. Ho detto: Veglierò sulle mie vie, per non peccare con la mia lingua. Ho posto un freno alla mia bocca fintantoché l'empio mi sta dinanzi. Non credere che tu possa apparir santo se nessuno ti metterà alla prova. Santo lo sei quando non ti turbi di fronte agli insulti, quando ti addolori per chi te li arreca, quando non ti preoccupi per ciò che soffri ma ti rammarichi per colui che ti fa soffrire. Tutto in questo è misericordia. Ti rammarichi perché anche lui è tuo fratello, perché è tuo membro. Egli inveisce contro di te, si arrovella, se ne fa una malattia. Per lui addolorati, non rallegrartene. Rallegrati solo della tranquillità della tua coscienza. Per il resto addolorati. Perché anche tu sei uomo. Vedi di non entrare anche tu in tentazione. È stato detto infatti: Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo. Per il momento, mentre egli parla, tu sta' zitto; più tardi, quando si sarà calmato, gli potrai dire: "Fratello, per il tuo bene, perché mi hai accusato di una cosa che non ho fatto? Tu hai peccato nei miei riguardi e io prego Dio per te. In quanto a me io ti perdono, e prego per te il mio Dio, al quale hai recato offesa col peccare nei miei riguardi. Non farlo più, non ti incaponire. Io non dico: O Dio, fagliela scontare, perché mi ha accusato di cose che non ho fatto. No, questo non lo voglio dire". Ho posto un freno alla mia bocca, fintantoché l'empio mi sta dinanzi.

Più tardi, quando si sarà calmato, potrai parlare; allora ti capirà.

8. Feci il sordo e fui umiliato (così prosegue) e tacqui nelle cose buone. Feci il sordo: non diedi retta mentre quello parlava. Quanto cammino ha fatto l'anima di costui che, interiormente sereno nell'errore del suo fratello e nella tranquillità della sua coscienza, non fa caso a quel che gli si latra contro al di fuori! Che anima! Quanto sicura! Quanto lieta! Questa è l'anima che dice a Dio: Camminavo nell'innocenza del mio cuore dentro la tua casa. Gli scassinatori scuotevano le porte, ma la casa era robusta. Feci il sordo e fui umiliato, non mi impuntai con superbia contro di lui. E, umiliato, tacqui nelle cose buone. Perché non era il tempo adatto per dire qualcosa di buono. Adesso è il tempo di star zitto. Quando l'altro si sarà sincerato, allora parlerai, allora ti potrà comprendere. Quante volte dei figli malati hanno picchiato i loro genitori! Questi tuttavia, proprio perché i figli erano malati, prendevano schiaffi e piangevano. Quanta delicatezza usano gli uomini per i loro figli perché non muoiano, e ne aspettano la salute! "Ma non è un figlio mio" tu dirai. È però opera di Dio, immagine di Dio, figlio di Dio. Se non ci badi per il fatto che non è figlio tuo, tieni conto che è figlio di Dio, che è fratello tuo. Perciò feci il sordo e fui umiliato. Non reagii, ma tacqui nelle cose buone e il mio dolore si inasprì, non per me, ma per lui, perché quello di cui mi accusava non l'avevo fatto. Mi sono addolorato, ma perché lui mi accusava. Sì, mi sono addolorato e, nella premura per il mio fratello, il mio dolore si è inasprito. Questa è la via giusta. E così si comportò il Signore stesso, padre nostro, che si definì anche sposo: Non digiuneranno i figli dello sposo fintantoché lo sposo è con loro. Fu preso a schiaffi dai figli inviperiti, i figli inviperiti lo misero a morte. Egli pregò per loro. Più tardi si ravvidero, riconobbero e credettero, ed essi, che non avevan voluto esser curati dal medico, furono curati dal discepolo del medico; perché furono curati da Pietro. Infatti, avendoli Pietro rimproverati, essi chiesero: E adesso che cosa possiamo fare? E Pietro rispose: Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome del Signore Gesù Cristo. Prima erano infuriati, ora credevano. Vedete cosa fa l'infermità e cosa la salute. Da infermi furono tollerati; quando guarirono, furono redenti. E allora anche noi, fratelli, se ci capita di soffrire tali cose, stiamo zitti. Ricordiamoci i due casi: o quello dice la verità, oppure il falso. "E come [comportarmi] se qualcosa ho fatto e nessuno mi dice niente?". Se nessuno mi dice niente, ma io qualcosa ho fatto, sarebbe bene che qualcuno me lo dicesse, perché me ne possa vergognare, io che l'ho fatto; questa è misericordia di Dio. Invece se mi dice una cosa che non ho fatto, della mia innocenza mi potrò rallegrare, della infermità del fratello mi dovrò dolere. Arse il mio cuore dentro di me. Il mio cuore mi si scaldò dentro per l'amore che ho verso il fratello. Ma c'è il tempo per parlare e il tempo per tacere. Per ora non ho potuto far niente. Del resto anche Paolo dichiara: [Finora] non ho potuto parlarvi come a uomini spirituali, ma come ad esseri carnali. E tuttavia parlò; e come parlò!. Perciò arse il mio cuore dentro di me e, al ripensarci, un fuoco è divampato. Dentro di me c'è il fuoco della carità. Non posso parlargli, perché è infermo. Perciò mi umilierò. Verrà forse il tempo in cui gli potrò dire qualcosa. Intanto rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Rimetto a lui quello che non ho sulla coscienza. Ma non basta che io non abbia nulla sulla coscienza, ma lo voglio richiamare per dovere di coscienza.

Cristo si è fatto nostro concittadino per riportarci alla patria.

9. Costui dunque aveva percorso queste tappe: Ho detto: Veglierò sulle mie vie. Ho posto un freno alla mia bocca. Fui umiliato, Al ripensarci un fuoco è divampato. Ed ecco che subito egli tira fuori qualcosa ancora più grande e dopo tante battaglie e sì grandi fatiche sentite cosa dice: Allora ho parlato con la mia lingua. Ma la lingua dell'anima è il moto della volontà. Come la lingua si muove nel corpo, così la volontà si muove nell'anima. La prima lingua è lì; di lì nasce, di lì parla a Dio. Questa lingua [carnale] svolge il suo servizio per gli uomini che stanno al di fuori; l'altra invece, che è nel moto della volontà, presta il suo servizio a colui che rimane dentro, nel suo tempio. Ed essa è la lingua vera. Per questo il Signore ha detto che quelli che lo adorano debbono adorarlo in spirito e verità. Questa è la lingua vera. Ho parlato con la mia lingua: Fammi conoscere, o Signore, il mio fine e quale sia la misura dei miei giorni per sapere che cosa mi manca. Stia attenta la vostra Santità e impari prima di tutto il testo e così il Signore, con la sua consueta misericordia, ci concederà, per le vostre orazioni, di poterlo approfondire, perché è abbastanza difficile. Ho parlato con la mia lingua: Fammi conoscere, o Signore, il mio fine e quale sia la misura dei miei giorni, per sapere che cosa mi manca. Guardate che cosa chiede: Fammi conoscere, o Signore, il mio fine. Il fine, o fratelli, è ciò a cui tendiamo, dove ci fermeremo. Siamo usciti dalle nostre case con il fine di venire in chiesa; perciò il nostro cammino è finito qui. Da qui nuovamente ciascuno se ne andrà con il fine di tornare a casa. Là, raggiunto il fine, è finito il viaggio. Ora perciò che siamo in questo pellegrinaggio, il nostro fine è là dove siamo diretti. E dove siamo diretti? Alla nostra patria. E qual è la nostra patria? Gerusalemme, la madre dei pii, la madre dei vivi. È là che siamo diretti; quello è il nostro fine. E poiché non ne conoscevamo la via, lo stesso Cittadino di quella città si è fatto per noi via. Non sapevamo dove passare. C'erano per la via certi anfratti pieni di spine, pieni di sassi, davvero insuperabili. E allora è sceso quaggiù per primo lui che lassù è il primo; è sceso per cercare i cittadini di quella città. Ci eravamo infatti sperduti e, pur cittadini di Gerusalemme, eravamo diventati cittadini di Babilonia, eravamo diventati figli della confusione. Babilonia infatti è simbolo di confusione. Ed egli è sceso quaggiù in cerca dei suoi cittadini e si è fatto concittadino nostro. Noi non conoscevamo quella città, quella regione non la conoscevamo. E poiché non potevamo andare verso di essa, egli è sceso qui, presso i suoi cittadini e se ne è fatto anche lui cittadino, non consentendo [al peccato], però prendendolo sopra di sé. È sceso quaggiù. In che modo è sceso? Nella forma di servo. E il Dio uomo ha camminato quaggiù, in mezzo a noi. Se fosse stato soltanto uomo, non ci avrebbe innalzati fino a Dio. E se fosse stato solo Dio, con gli uomini non avrebbe avuto un [vero] congiungimento. Ma prese la nostra stessa umanità, pur conservando col Padre la divinità. Prese con noi la temporalità, pur conservando col Padre l'eternità. Uguale con noi quaggiù, uguale col Padre lassù. È sceso quaggiù come concittadino nostro e ha detto: "Che fate, o cittadini di Gerusalemme? L'immagine e la somiglianza di Dio non è creata se non per Gerusalemme. Non in questa vita vengono poste le immagini di Dio. Diamoci da fare, ritorniamo. Per dove ritorniamo? Ecco che io mi stendo sotto di voi, mi rendo per voi via, io che sarò per voi il fine. Imitate me". Fammi conoscere, o Signore, il mio fine. Noi crediamo in lui che è il nostro fine.

Cristo nostra via e nostro esempio.

10. Ecco ora che ti parla Dio Padre: "Io ti dico, o anima che io ho fatto, o uomo che io ho creato, io ti dico: eri finito. Che vuol dire: eri finito? Eri perito. Ma io ti ho mandato uno che ti cercasse, ti ho mandato uno che con te camminasse, ti ho mandato uno che ti perdonasse. Egli camminò coi piedi e perdonò con le mani. Perciò quando risalì dopo la risurrezione, mostrò le mani, il fianco e i piedi: le mani, con cui diede il perdono dei peccati, i piedi, con cui annunciò la pace agli emarginati, il fianco da cui sgorgò il prezzo dei redenti". Ecco dunque che fine della legge è Cristo per la giustificazione di chiunque credaFammi conoscere, o Signore, il mio fine. Ecco, ora il tuo fine ti è stato fatto conoscere. E come ti è stato fatto conoscere? Il fine tuo fu povero, il fine tuo fu umile, il fine tuo fu preso a schiaffi, il fine tuo fu imbrattato di sputi, contro il fine tuo furon dette false testimonianze. E io ho messo un freno alla mia bocca fintantoché l'empio mi sta dinanzi. Egli per te si è fatto via. Chi dice di dimorare in Cristo deve comportarsi come si è comportato lui. Egli è la via. Ora camminiamo, non abbiamo paura, non ci sperdiamo. Non camminiamo fuori della via. Perché è detto: Attorno alla strada mi han messo intoppi, attorno alla strada mi han teso agguati. Ed ecco la misericordia: perché tu non cada negli agguati, hai come strada la misericordia stessa. Fammi conoscere, o Signore, il mio fine. Ecco, il fine ce l'hai. Imitate il Cristo redentore. Siate miei imitatori come io lo sono di Cristo. E Paolo come ha imitato Cristo? Ricorda quel che dice: Nella fame, nella sete, nel freddo, nella nudità, e giù giù fino a: chi riceve scandalo che io non ne frema?Mi son fatto tutto a tutti per poter salvare tutti. Ho posto un freno alla mia bocca fintantoché l'empio mi sta dinanzi. Quali sono, fratelli, le parole di Paolo? Chi mi potrà dividere dall'amore di Cristo? Ecco il fine. Chi mi potrà dividere dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la nudità, il pericolo?. Oh, che uomo appassionato, fervido, intrepido, sicuro! Quanto soffriva quest'anima! Come ardeva, come insegnava! Chi mi potrà dividere dall'amore di Cristo? Forse l'angoscia e giù giù fino a: forse la spada?. Quanto ha egli patito! E perché non si pensasse che egli ne menava vanto, afferma: Fratelli, io non mi considero arrivato.

Mai devi dir basta, ma ogni giorno chiediti che cosa ti manca.

11. E perché questo Fammi conoscere, o Signore, il mio fine e quale sia la misura dei miei giorni? Quanto mi resta ancora da vivere quaggiù? E perché vuoi sapere il giorno? Per sapere che cosa mi manca. Sì, che cosa mi manca, ma per l'eternità. Pensa ora a Paolo. Dopo aver elencato tante fatiche, ancora, dice, non mi considero arrivato. È come se dicesse: Che cosa mi manca? Nessuno perciò potrà dire: "Io ho fatto molti digiuni, ho molto faticato, molto donato. Ormai ho compiuto tutti i precetti di Dio. Ieri ho fatto, oggi ho fatto". Ma l'oggi, in rapporto al tempo che passa, ci sarà ancora. Lo ieri suppone sempre l'oggi; e il domani, se ci arriverai, diventerà oggi; e fra dieci anni, se ci arriverai, verrà il suo oggi. E sempre, in quell'oggi, tu dovrai ripetere: Che cosa mi manca?. Perché se Paolo, soldato così sublime in mezzo a tante fatiche, se egli pur dopo tante lotte e dopo tante rivelazioni (rapito fino al terzo cielo, vi ascoltò parole ineffabili) tuttavia, perché non si inorgoglisse per le rivelazioni, ricevette un pungolo nella carne, che lo umiliava, chi mai potrà dire: "Basta"? Perciò: Fammi conoscere, o Signore, il mio fine. Ma tu davanti a te il fine ce l'hai; è Cristo. Non hai da cercare altro. Tu già credi, e questo lo sai. Però il problema non è soltanto la fede, ma la fede e le opere. Sono necessarie tutte e due. Infatti anche i demoni credono (l'avete sentito dall'Apostolo) ed hanno terrore, ma ad essi il credere non serve a nulla. La fede sola, se non le si accordano le opere, non è sufficiente. Fede che opera per mezzo della carità, dice l'Apostolo. Fammi conoscere, o Signore, il mio fine, e quale sia la misura dei miei giorni. Questo però non ci viene detto, perché, se ognuno di noi conoscesse quando deve morire, calcolerebbe, ad esempio, anche quando vivere bene. E perciò anche il Maestro, volendo che noi fossimo all'erta, interrogato su quel giorno e su quell'ora, rispose: Di quel giorno e di quell'ora nessuno sa niente. È che non voleva che essi sapessero, e perciò aggiunse: Neanche il Figlio. In altre parole, non conviene che voi lo sappiate. Perché voi sareste negligenti e non vigilanti; e invece tanto più vivrete bene quanto più sarete vigilanti. E non è che io non conosca il giorno, perché tutto questo che il Padre possiede è mio. Fammi conoscere, o Signore, il mio fine, e quale sia la misura dei miei giorni. Dato che io non so quando verrà il ladro, affinché possa essere sempre pronto, questo donami di conoscere: che io sappia che cosa mi manca.

Nelle tribolazioni e nelle prove noi scopriamo che cosa ci manca.

12. Ma ecco, o fratelli, dove possiamo sapere con sicurezza che cosa ci manca. La tentazione dei cristiani è il banco di prova per i cristiani. Quando uno è tentato, gli si rende chiaro che cosa gli manca. Una delle due: o gli si rende chiaro quel che ha oppure quel che gli manca. Fu tentato Abramo, non per mostrare a lui quel che gli mancava, ma per dare a noi un esempio da imitare. E nel figlio fu tentato. Quale fu la portata di quella tentazione? Egli aveva bramato un figlio pur nella tarda età, e ormai non c'era più da sperare. Tuttavia, sentita la promessa di Dio, non ebbe alcuna esitazione. Credette, ottenne, meritò, ricevette. Quegli nacque, fu nutrito, crebbe, fu allattato. E [ad Abramo] fu detto: Nel tuo seme saranno benedette tutte le nazioni. (Ma egli sapeva di qual seme [si trattava], e ne abbiamo testimonianza nel Vangelo, dove è detto: Abramo anelò di vedere il mio giorno, e lo vide e ne esultò. Egli dunque sapeva). Ebbene, dopo tutte queste cose in cui egli credeva, sentì dirsi da Dio: Abramo, offrimi in sacrificio il figlio tuo. Questa fu la tentazione! E a quale scopo? Non conosceva Dio la sua fede? Ma è per noi che si è degnato di far vedere queste cose. E se a noi venisse detto: "Offrimi in sacrificio la tua borsa", noi tentenneremo. In che senso "in sacrificio"? Fate l'elemosina e tutto per voi sarà mondo. Oppure: Misericordia voglio, e non sacrificio. "Dà qualcosa della tua borsa" ti vien detto, e tu tentenni. E se ti venisse comandato qualcosa nei riguardi di tuo figlio? Tentenni tanto per la tua borsa; che faresti per tuo figlio? Per sapere che cosa mi manca. Bisogna che lo dica, non senza dolore e vergogna. Molte donne vorrebbero forse consacrarsi al servizio di Dio, e quelle più audaci dicono ai genitori: "Lasciami partire, voglio essere vergine di Dio"; oppure anche: "Voglio essere servo di Dio". E si sentono rispondere: "Non sarai libera, o non sarai libero. Non farai affatto quello che vuoi tu. Quello che voglio io, quello farai". E allora se ti si dicesse: "Uccidilo"? Tu vivi, la vita eterna ti viene promessa, essa ti sta davanti. E tu resisti, tu tentenni, tu ti opponi? Che bravo cristiano! "Ma per qual motivo, signore, per il fatto che sono cristiano, non dovrei aver nipoti?". Ma devi proprio aver nipoti? Vedi quanto ti manca proprio a te che pur ieri hai fatto il digiuno? Canta quel che ha detto costui: Fammi conoscere, o Signore, il mio fine, e quale sia la misura dei miei giorni, per sapere che cosa mi manca. Ci conceda Iddio e la sua misericordia di essere ogni giorno in crisi, di essere tentati, di essere provati, di essere esercitati, di progredire. La tribolazione produce la pazienza, la pazienza una virtù provata, e la virtù provata la speranza. E la speranza non delude.

Dobbiamo perciò impegnarci per progredire ogni giorno verso Dio.

13. E allora, fratelli miei, desideriamo ogni giorno di sapere chi siamo, perché non succeda che, sentendoci troppo sicuri, per progredire arrivi poi quel giorno e nulla si ritrovi in noi di quel che pensavamo [di avere] e valga per noi quel detto: Nell'inferno chi canterà le tue lodi?. Perciò, fratelli miei, diamoci da fare ogni giorno per progredire verso Dio, non indulgendo alle cose caduche che dovremo lasciare quaggiù. Consideriamo la fede di Abramo, perché anch'egli fu nostro padre. Imitiamo la sua devozione, imitiamo la sua fede. Se saremo messi alla prova nei riguardi dei nostri figli, non abbiamo paura; se nella borsa, non ci spaventiamo; se qualcosa ci toccherà nella persona con le infermità del corpo, in Dio poniamo la nostra speranza. Siamo cristiani, siamo pellegrini. Nessuno si spaventi; non è qui la nostra patria. Chi vuole avere qui la sua patria, questa la perderà e all'altra non ci arriverà. Come buoni figli camminiamo verso la patria, affinché il nostro percorso sia approvato e ci conduca al fine. Rivolti al Signore..

 


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